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Il Ticino
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| Favole
> Favole di
La Fontaine |
IL LUPO E IL CANE
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Un Lupo già ridotto al lumicino
grazie ai cani che stavan sempre all'erta,
andando un dì per una via deserta
incontrava un magnifico mastino,
tanto grasso, tondo e bello,
che pensò di dargli morte
provocandolo in duello.
Ma vedendolo un po' forte,
pensò invece con ragione
di pigliarlo colle buone.
Comincia in prima a rallegrarsi tanto
di vedere il buon pro' che gli fa il pane.
<< E chi vi toglie, - rispondeva il Cane, -
di fare, se vi accomoda, altrettanto?
Quella vita che voi fate
dentro ai boschi è vita infame
sempre in guerra e sempre in scrupolo
di dover morir di fame:
vita stracciata e senza conclusione
che non può mai contar sopra il boccone.
Venite dietro a me, mio buon compare,
che imparerete l'arte di star bene.
Vi prometto pochissimo da fare;
star di guardia, guardar chi va, chi viene,
abbaiare ai pitocchi ed alla luna
e sbaffare poi certi bocconi
di carne e d'ossa, d'anitre e capponi,
senza contar la broda
in pagamento del menar la
coda >>
Udendo questo, della sua fortuna
il Lupo si rallegra fino al pianto.
Ma camminando con l'amico accanto
vide spelacchiato e frollo
del buon mastino il collo.
<< Che roba è questa? >> << È nulla.>>
<< È nulla un
corno! >>
<< Suvvia non darti pena,
forse il segno sarà della catena
alla quale mi legano di giorno.>>
<< Ti legano? - esclamò cambiando tono. -
Né correre tu puoi dove ti piace? >>
<< Che importa? >>
<< Importa a me, colla tua pace;
fossero d'oro, i piatti tuoi ti dono,
non è una vita, no, che m'innamora >>
E presa la rincorsa, corre ancora.
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Fonte:
Fedro, Il lupo e il cane
Esopo,
Il lupo e il cane
Testo: tratto dalla traduzione di
Emilio De Marchi |
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Jean de La Fontaine, 1621 - 1695
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